Il paradosso dell'ultima pagina

C'è un gesto che accomuna quasi tutti i clienti, dal piccolo artigiano al dirigente di una multinazionale: appena ricevono un'offerta via e-mail, la aprono e vanno immediatamente all'ultima riga.
Il che significa che saltano la presentazione aziendale, ignorano le specifiche tecniche, sorvolano sulla metodologia.
Sono interessati ad un solo dato: quanto gli costa.
È frustrante, ma dobbiamo essere onesti: se il cliente ci tratta come una commodity, spesso è perché noi ci siamo presentati come un catalogo.
Il problema è che, nella maggior parte dei preventivi, il prezzo è l'unico numero presente. Manca il termine di paragone fondamentale: il costo del problema.
Se io propongo una soluzione da 5.000€ a qualcuno che pensava di spenderne molti meno, reagirà irrigidendosi e reclamando uno sconto.
Ma se prima gli ho dimostrato – dati alla mano – che il problema attuale gli sta costando 50.000€ in inefficienze, sprechi o rischi, allora quei 5.000€ smetteranno di essere una "spesa" e diventeranno un "risparmio" di 45.000€.
Nel metodo RISONA, questa inversione di prospettiva è cruciale.
Prima di parlare della soluzione (e quindi di prezzo), ci concentriamo sulla definizione del GAP: la distanza tra dove il cliente è oggi (dolore) e dove vorrebbe essere.
Un preventivo efficace non dovrebbe dire solo "Ecco quanto costa il mio servizio".
Dovrebbe dire, implicitamente o esplicitamente: "Ecco quanto ti costa se non fai nulla".
La prossima volta che scrivi un'offerta, fai questo test: togli l'ultima pagina.
Il documento restante è in grado di generare urgenza? O è solo una brochure tecnica?
Se senza il prezzo il documento non ha valore, allora non stai vendendo, stai solo quotando.

